Chi legge sperimenta e sceglie

Chi legge sperimenta e sceglie

“Tanto le persone non leggono”. Se questo fosse vero, il mestiere del copywriter non esisterebbe più, si lascerebbe spazio ai sistemi di Intelligenza Artificiale e probabilmente Taffo non sarebbe diventato un caso di studio.

“Nei libri c’è la storia dell’uomo, con le sue conquiste e i suoi fallimenti; ci siamo noi, con i nostri sentimenti, sogni, azioni; c’è quell’esperienza simbolica che ci spinge a sviluppare ingegno, fantasia e immaginazione”.

Cito questo brano di Piero Dorfles tratto dal libro Il Lavoro del Lettore perché in queste parole c’è la motivazione della lettura e, di conseguenza, l’essenza del lavoro di un copy.

Intendiamoci, sono due mestieri ben diversi, quello dello scrittore e quello del copywriter, da non confondere, anche se si tratta pur sempre di scrittura.

Cambiano gli obiettivi, il metodo, lo stile, la forma, il linguaggio: un copy sa che deve scrivere per attirare l’attenzione delle persone alle quali richiede una azione: un click su un pulsante, la compilazione di un form, un like, una email.

E lo fa perché sa che da lì parte una relazione che poi porterà ad un acquisto.

Attenzione quando chiediamo che si fermino a leggere, attenzione e tempo quando chiediamo una azione.

Uno scrittore non è necessariamente un copy e viceversa.

Un dettaglio che noi copy precisiamo se non altro perché i clienti questa distinzione non la concepiscono e tendono a ritenere un copy solo “uno che sa scrivere”.

Le parole non bastano, se le idee non ci sono

Fatta questa dovuta distinzione, non è l’azione del leggere che è venuta meno, bensì i tempi che gli dedichiamo, o meglio il tempo che ci viene concesso dalle piattaforme che ospitano contenuti e la nostra capacità di decifrare tutte le parole che leggiamo.

“Tanto le persone non leggono” è una affermazione che ha un suo senso al di là dei contenuti digitali che produciamo. “Leggere è una competenza che si acquista solo con l’esercizio e che si rischia di perdere se non la si coltiva” (Cit, Il lavoro del lettore, Piero Dorfles).

Chi legge lo fa a prescindere, si muove con facilità tra le pagine di carta o quelle di un sito web, distingue il contenuto dal contenitore, è capace di capire se quello che sta leggendo vale la pena oppure no, alla faccia degli articoli click bait che troviamo ovunque o dei post accattivanti che ci portano però su pagine da cui usciamo quasi subito perché non troviamo ciò che ci interessa.

Salviamo una newsletter, un ebook riservandoci di leggere il contenuto con più attenzione in un secondo momento, ma se ciò che ci ha attratto (un titolo, le due righe di abstract, la fonte) non conferma le nostre aspettative o i nostri bisogni (informativo, ludico, formativo, esperienziale, valoriale) smetteremo di dare attenzione (al prodotto, al brand).

Niente attenzione, niente acquisto.

Le parole “scritte bene” non bastano!

La comunicazione digitale è una conversazione che porta ad una relazione. E per creare questo collegamento servono le idee, una conoscenza approfondita dei metodi per progettare le parole, la competenza che arriva dopo tanta sperimentazione.

Pensateci tutte le volte che rinunciate ad un testo efficace scritto da un copywriter!

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