Vita da Copywriter. Un paio di consigli utili

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Vita da Copywriter. Un paio di consigli utili

Qualche giorno fa ho combinato un mezzo disastro: ho acceso la mia centrifuga, dimenticando il contenitore per le bucce e la polpa.
Risultato: pezzi di mela e carota sparsi ovunque, cinque minuti di parolacce a caso prese da tutte le lingue che conosco e tempo sprecato per ripulire tutto.

Parto da questa storia di vita vissuta per condividere un paio di pensieri. Ogni lavoro che ci viene affidato è fatto di altrettanti compiti, i famosi task. Per arrivare al risultato, ottenere un centrifugato di mela e carota, avrei dovuto pensare a come funziona una centrifuga: ci deve essere un contenitore ben fissato alla base, la lama deve essere posizionata correttamente, il coperchio deve essere ben chiuso.

“Mi faccio una centrifuga” non è un task è il Job To Be Done a cui mi dedico in quel momento.

Uno spazio di tempo in cui devo essere certa di poter fare tutti i passi necessari che mi porteranno all’obiettivo finale. Ognuno richiede attenzione, competenza e pensiero.

Proprio per evitare di sparpagliare mele e carote ovunque.

Il Copywriting è metodo

Anche io ho costruito il mio e mi ci è voluto tempo, prima di tutto per capire come si fa questo lavoro. Qual è il primo task a cui dedicarsi dopo la conferma di un incarico?

Ho creato un breve elenco che spero sia utile per spiegare cosa faccio a chi non conosce questa professione.

  • Chi progetta testi e contenuti spesso non conosce il settore o l’argomento. Non siamo onniscenti. Quindi, la prima cosa è studiare, parlare con i tecnici dell’azienda e anche con i commerciali, leggere fonti (blog, siti, forum, social), farsi un’idea del linguaggio analizzando come scrive la concorrenza e anche i clienti.
  • La base di conoscenza o knowledge base. Ogni azienda ne ha una, piccola o estesa che sia. Testi commerciali, cataloghi, presentazioni, schede tecniche. Informazioni che l’azienda non ha mai mappato in modo metodico e che vanno riorganizzate e selezionate ancora prima di creare nuovi contenuti (se volete approfondire il tema vi consiglio Connected Content di Mike Atherton, Content strategist di Facebook e Carrie Hane fondatrice di Tanzen).
  • A chi voglio parlare e come. Nella maggioranza dei casi, almeno ripensando alla mia esperienza lavorativa, le aziende non si preoccupano del linguaggio che usano perchè danno per scontato di conoscere cosa coinvolga e interessi i clienti, anche quelli che ancora non conoscono. Il Copywriter offre una visione dall’esterno, trovando spunti e punti di vista che l’azienda non ha ancora visto.
  • Le conversazioni online e i micro-dati. Cosa scrivono le persone? Cosa condividono? Cosa acquistano e come lo usano? Chi sono? E chi sono i clienti della concorrenza? L’osservazione consente di raccogliere informazioni su chi acquisterà, sul perché, sul linguaggio che usa, sui dubbi e sulle sue paure e su cosa lo interessa. Questa fase mi aiuta a scrivere sapendo con più certezza chi sono e cosa fanno le persone che leggeranno.
  • E finalmente la penna. Questa è l’ultima cosa che faccio.

Copywriter e cliente. Un lavoro a quattro mani

“Tanto ci pensa il Copy”. Un copy può essere bravissimo, ma non decide i vostri obiettivi e le vostre priorità strategiche, non conosce il vostro modello di business, non conosce i vostri clienti. Un copy lavora insieme al cliente, a quattro mani, sempre, condivide i pensieri, gli scopi e il modo in cui si raggiungono. Offre il metodo, la tecnica, la sua conoscenza e la sua esperienza. Ma non può lavorare al meglio senza la collaborazione del cliente.

My 2 cents.

 

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