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In principio era l’Eiar. Ente Italiano per le audizioni radiofoniche. Era il 1928. Da quel momento la voce ha conquistato il mondo. E lo fa ancora oggi, ma con strumenti nuovi.

Oggi vorrei parlarvi del podcast e di cosa ho imparato in questi due anni di trasmissioni.

Podcast cosa?

Ecco intanto partiamo dalla definizione. O meglio partiamo da un grande fraintendimento di fondo. Il podcast non è la radio. Questa è la prima cosa che ho imparato frequentando la web radio che mi ha accolto e ha ospitato le mie trasmissioni (qui è quando comincio a ringraziare Gianni Gozzoli per aver creduto che la mia trasmissione potesse essere interessante): Radio Sonora.

Un podcast è tecnicamente un file audio. Niente più di questo. Ciò che cambia veramente è la sua fruibilità ovvero i canali attraverso i quali può essere diffuso e anche il fatto che qui la narrazione assume la sua massima potenza, grazie alla voce.

Il podcast secondo Wikipedia

“E’ la fusione e contrazione di PoD, “Personal on Demand” o, secondo il vocabolario Treccani, dall’inglese pod = baccello, contenitore[1], e broadcast, “trasmissione””

Quindi è a tutti gli effetti un contenuto che si ascolta. Non importa dove o quando perché questo contenuto è a nostra disposizione sempre, ecco perché è on demand.

Un podcast implica una modalità di fruizione che non è totalizzante: l’ascolto può prevedere lo svolgimento di altre attività in contemporanea senza togliere attenzione. Infatti le statistiche internazionali raccontano che i principali luoghi dove si ascolta il podcast sono la casa, il posto di lavoro e i mezzi di trasporto.

Ma da dove nasce il fraintendimento tra radio e podcast? Negli Stati Uniti per podcast si intende tutto ciò che non passa per radio. In Italia invece, a parte il pregevole esperimento fatto da Repubblica con Veleno, il podcast è la replica di trasmissioni che in primis vengono veicolate proprio dai canali radiofonici.

Esiste in parallelo un mondo abbastanza vivace fatto di podcaster indipendenti che producono, loro si, dei contenuti originali, pensati e creati per un pubblico curioso, che ama ascoltare cose nuove e che, pur ascoltando la radio, trova in queste trasmissioni, gli approfondimenti che altrimenti non troverebbe nei canali generalisti.

Il mio primo Podcast: le cose da sapere

La mia esperienza personale, da attrice per diletto e da cantante, mi avevano già messo nelle condizioni ottimali per usare la voce. Ma vi posso assicurare che parlare ad un microfono senza un pubblico è una esperienza straniante.

Non hai un feedback, non sai se l’accento messo su quella parola aggancia il pubblico, non sai che la tua voce è gradevole, non sai se l’andamento che stai dando ad una frase è corretto.

Quando leggete un testo scritto, che sia un articolo di un giornale oppure una pagina di un libro, avete un vostro tempo e ritmo. Siete voi a decidere le pause, ad evidenziare le parole che vi colpiscono: l’andamento del testo, il suo “suono”, lo definite voi.

L’autore, che pure a questi aspetti ha pensato in fase di scrittura, non può governare la vostra lettura.

Per il podcast è diverso.

La voce è una guida. Vi porta ad ascoltare e a continuare l’ascolto. Vi conduce all’interno del racconto e vi fa rimanere li. E’ lei che guida: con il tono, con il ritmo, con le sfumature, con le pause.

Un aspetto tecnico da non trascurare, a prescindere dal contenuto, dalla forma e dal linguaggio.

E’ necessario un corso di dizione? Non, necessariamente.

L’importante è capire come avere totale padronanza della vostra voce. Vi consiglio di fare delle prove di registrazione se avete deciso di non appoggiarvi ad un fonico o a qualcuno che già fa radio e quindi è in grado di consigliarvi.

Ricordatevi che la voce arriva da dentro e quindi porta con se anche le sfumature oscure dei momenti difficili.

E questo mi porta ad affrontare un altro aspetto tecnico: il microfono.

Open Mic! Il microfono è un amico…forse

Fino al momento in cui ho cominciato a registrare, conoscevo solo il mio fidato Schure 58, il microfono con cui canto.

Ma registrare un podcast richiede altre condizioni di base. Il silenzio, la regolazione dei toni sulla base della vostra voce, il direzionamento del microfono. In questi aspetti il contributo di Gianni Gozzoli è stato fondamentale.

Il microfono registra e coglie ogni minimo dettaglio. Se avete il raffreddore, se siete stanchi, se siete tristi o se avete dei pensieri.

Tutto comparirà nel vostro podcast, dando al vostro racconto un senso e una dimensione diverse da quelle che avevate pensato.

Il microfono non filtra, migliora. Se la vostra voce ha un timbro non piacevole, rimarrà tale anche con un microfono di alta qualità. Il microfono arrotonda gli spigoli: i toni troppo acuti o troppo bassi, le appannature momentanee.

Non sono abbastanza esperta per consigliarvi un tipo di microfono quindi per questo vi rimando alla pagina Fb Fatti di Podcast, dove potete avere informazioni e consigli dalla community di podcaster.

Ma se siete orientati verso un podcast che prevede interviste o registrazioni audio presso eventi o comunque fuori dal vostro studio, vi consiglio di pensare ad un microfono che potete portare con voi e che poi potete usare anche per registrare il podcast.

La tecnica del microfono unita a quella della voce, sono il vostro pane quotidiano.

Parole, parole, parole

I dettagli tecnici vi hanno annoiato e vorreste prendere la penna in mano? Questa forse è la parte più difficile da affrontare. Ed è anche quella che non si può insegnare in un semplice post.

“Le storie arrivano”, questo è quello che mi è stato detto da una cara amica, docente di Storytelling a Londra.

Prima regola. Non forzatevi, a meno che non stiate scrivendo per un vostro cliente. Cercate di capire cosa volete raccontare o meglio che cosa avete voglia di dire.

Seconda regola. Le parole non sono facili da trovare. E nessun dizionario vi aiuterà ad essere fluidi. Quindi cominciate a scrivere. Farete l’editing in un secondo momento.

Terza regola. Le parole hanno un suono. Ne abbiamo parlato prima. Quindi in fase di rilettura cercate il suono della vostra storia, aiuterà il lettore ad entrare nel vostro mondo e a rimanerci.

Quarta regola. Ricordate che dovete usare la voce. Evitate frasi complesse, vi impedirebbero di prendere i respiri necessari durante la lettura e di dare il senso corretto.

Quinta e ultima regola. Non ci sono regole per scrivere. Ci sono metodi che vi aiutano a migliorare e ad essere più veloci, ma il punto di partenza è sempre la storia che volete raccontare.

E ora prendete la penna in mano!

 

 

 

 

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Author

alessandra

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