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Potrebbe essere il riassunto di questo ultimo anno di vita. “Di cosa ti occupi? Di comunicazione?” In questi quasi venti anni di lavoro, l’ho detto non so quante volte, sapendo bene che una parola non poteva spiegare il mio lavoro e tantomeno poteva raccontare me e come lo avevo interpretato.

Avete mai provato a scrollarvi di dosso il freddo, quello umido della pianura padana, quello che vi conquista come una terra desolata e non se ne va nemmeno se diventaste la Torcia Umana?

Per me quello è diventato un pensiero fastidioso, ineluttabile e tremendamente pesante. Cosa vuol dire fare comunicazione? Questa parola mi rappresenta davvero? Cosa faccio io veramente? E Perché?

Domande alle quali chiunque si trova di fronte, prima o poi e che di solito portano a delle riflessioni molto lunghe. Quelle che fanno scoprire ciò che ancora non sapevi di te stesso oppure ti fanno vedere delle cose che proprio non volevi guardare da vicino.

Tutti coloro che lavorano nel mio settore possono dire lo stesso e raccontare esattamente quello che dico io. A volte, ascoltandoli o leggendo i loro profili, ho la netta sensazione di rivedere me stessa all’inizio del mio percorso lavorativo: un puzzle con le tessere sparse per terra, in attesa di essere ricollocate in un disegno che abbia un senso.

Scoprire il nostro perché

Gli esperti di Marketing la chiamano USP: Unique Selling Proposition. E quelli ancora più bravi, UVP, Unique Value Proposition.

Io la chiamo più semplicemente Perché. Perché scrivo, perché mi piace farlo, perché amo le parole, perché mi piace giocarci, perché qualcuno dovrebbe scegliermi per raccontare la sua storia.

Perché ognuno di noi si mette in viaggio scegliendo cosa fare della propria vita? Oppure perché a volte ci si lascia attraversare dalla vita.

Le nostre scelte, di vita o professionali, partono dalla risposta a questi perché, anche quando a noi sembrano scelte fatte d’istinto. In realtà c’è sempre una motivazione reale e solida che parte da ciò che ci piace fare. O meglio da ciò che siamo.

Nobilita è un evento organizzato da FiordiRisorse ed è giunto alla sua seconda edizione. Nell’ultimo anno ho provato a selezionare con attenzione gli eventi a cui partecipo. E’ tempo investito e il tempo non è una risorsa che si replica.

Personalmente non amo questo genere di eventi, non riesco mai a capire se e come mi porterò qualcosa di utile al mio lavoro oppure alla mia crescita personale.

Ma quest’anno ho deciso e sono andata, scegliendo tre interventi a cui partecipare. Le scelte non sono mai facili ed è proprio perché non lo sono che funzionano. Sebastiano Zanolli la chiama “zavorra della facilità”. Tutto ciò che è facile è bello. Ma se lo è perché dovremmo agire? Se tutto fosse facile, perché dovremmo svegliarci la mattina e trovare una motivazione?

Le scelte sono tutte facili. Dopo che le hai fatte.

Il mio perché è emerso in quella scelta. Lavorare sulle mie strategie, capire la mia rilevanza, raccontare il mio perché e prendere una posizione. Hugo Mendes Donelli, Sebastiano Zanolli, Paolo Iabichino mi hanno messo in mano in modo inconsapevole, un filo rosso da seguire.

Da dentro verso fuori. Un capitale di valore che io ho ricevuto e, allo stesso tempo, un invito a guardare dentro la mia scatola degli attrezzi, tirandoli fuori uni ad uno per spiegare cosa faccio e perché.

I nostri Perché sono fuori da noi

Ma noi non li vediamo. Per questo il modello proposto da Hugo Mendez è stato il mio punto di partenza. Un personal business Canva che sto compilando e che mi sta chiarendo le idee.

Quanto è giusto riflettere? L’altro giorno un amico mi ha fatto notare con una battuta quanto io fossi sempre in autoanalisi. “Se rifletti troppo sul perché poi ti perdi il come”.

Il punto è che se non rifletti sul perché, non capisci nemmeno il come. E se non lo fai non capisci nemmeno la tua rilevanza. “Bisogna fare appello alla nostra capacità di risolvere un problema nella convinzione di poterlo risolvere”, una frase di Sebastiano che mi sono appuntata e che è quasi diventata il mio mantra.

Ma come si arriva a questo punto se le nostre scelte non sono libere? Una domanda che per chi, come me, tende ad avere sempre il controllo su tutto, pone un’altra questione.

Posso controllare tutto? No, secondo Massimo Pigliucci. Ci sono cose che puoi controllare e altre no. Quindi concentrati solo su ciò che puoi controllare. Le cose sono come sono, una volta che hai controllato ciò che puoi, il resto non c’è. E non è importante. Non è rilevante. E quindi le tue scelte saranno prese in modo sereno.

La cosa importante sempre è che ognuno di noi sia convinto che può ragionevolmente farcela.

Facile a dirsi. Ma come si fa? Chi fa il mio lavoro vive perennemente in una lavatrice sempre in modalità centrifuga. Non esiste il programma “lavaggio”, quello in cui il cestello fa qualche giro e poi si ferma per poi riprendere.

Ed è la pausa che ci consente di pensare, di capire, di anticipare.

Ognuno di noi ha delle capacità di anticipazione. Possiamo prevedere ciò che andrà male in una giornata o in un progetto e capire cosa ragionevolmente andrà storto.

Batwa/Mlatna/Watna

All’università ho frequentato il corso di Studi Strategici che mi ha insegnato la teoria dei giochi. Non l’ho mai applicata nella vita reale, nessuno mi ha veramente insegnato a farlo. Ma ho ritrovato alcuni principi in queste tre parole che derivano dalla teoria delle negoziazioni.

BATNA: Best Alternative to a Negotiated Agreement 

WATNA: Worst Alternative to a Negotiated Agreement 

MLATNA: Most Likely Alternative to a Negotiated Agreement

Le nostre scelte sono influenzate da valutazioni personali. Pensiamo che il risultato di una nostra azione dipenda da una scelta che è in quel momento la migliore soluzione possibile.

In questo modo non capiamo che ci sono altre alternative, altrettanto soddisfacenti che stanno in mezzo tra le Batna e le Watna.

Impiegare un po’ del nostro tempo per fare un’analisi preventiva significa trovare la soluzione migliore, ma anche le possibili alternative.

Pensare, analizzare, capire, scegliere. Il nostro Perché arriva da questo percorso. Non sarà sempre uguale nel tempo perché, così come gli obiettivi, cambierà e si adatterà al nostro percorso lavorativo e personale.

Ma sarà il nostro e sarà chiaro. Non sarà facile, non sarà immediato, ma sarà il nostro ineluttabile punto di partenza.

I progressi saranno lenti, ma cerchiamo di essere veloci e ritroviamo l’energia che ci serve.

Dubbi fuori, certezze dentro, sexy sempre!

 

 

 

 

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Author

alessandra

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