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Perché quando scriviamo al computer tendiamo ad usare sempre il font che ci viene proposto in automatico? L’ho fatto anche io in passato. Semplicemente non facevo caso a questo dettaglio. Un errore? Può essere, ma sapete come dice il detto…il calzolaio cammina con le scarpe rotte!

Negli ultimi anni ho scelto un font mio per scrivere i miei testi digitali. Non l’ho creato appositamente ma l’ho preferito tra quelli che avevo a disposizione.

E lo uso tutte le volte che ne ho la possibilità, tranne quando scrivo su siti web o canali social, dove non è possibile scegliere e anche laddove lo è, privilegio la lettura e non l’estetica.

L’altro giorno, mentre guardavo un servizio televisivo dedicato a Bodoni, il creatore dei caratteri a stampa, mi sono chiesta quante aziende facessero attenzione a questo dettaglio. Perché scegliere un font al posto di un altro? Perché è carino? Perché ci piace?

Ci chiediamo come viene interpretato da quelli che in teoria dovrebbero ricevere il nostro messaggio? E’ abbastanza chiaro?

Il mondo della comunicazione si basa ancora su un linguaggio fatto di segni, di significati e di significanti. I font sono segni, senza entrare troppo in questioni alte di semiotica,. Sono stati disegnati e prima ancora ideati. Ognuno di loro ha avuto un senso, un’origine, una motivazione. O anche niente di tutto questo se alla base c’era solo un intento estetico.

Font: segni lasciati/lanciati nel Web

I font sono come i nostri abiti: già divisi in due grandi categorie, bastoni e graziati, raccontano già che cosa siamo e come vogliamo raccontarlo.

Sono parola e suono ancora prima di comporre la parola stessa. Alcuni chiari e comprensibili, altri divertenti, altri completamente privi di razionalità.

Ma comunque, ogni volta che si posano su una pagina web, lasciano un’impronta, comunicano. E noi attraverso loro. La vostra azienda attraverso loro.

E voi di quale font siete?

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Author

alessandra

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